«La cuvée dolce Costat Darrer, unico vino prodotto con uve acquistate, soprannominata “la cuvée degli amici”, si conferma all’altezza di questa definizione grazie al suo carattere fruttato, accessibile e facile da bere.» (Le Guide des Meilleurs Vins de France 2018 - RVF)
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Naso
aromi di frutta matura ed esotica (mandarino, ananas arrosto, mango...)
Palato
sensazione morbida e vellutata. Fresco e con un retrogusto fruttato.
Servire
a 10°C
Bere a partire da
2018
Da bere prima
2019
Abbinamenti cibo-vino
Si abbina bene sia come aperitivo che con il foie gras, il formaggio di pecora, il pollame arrosto o ancora con i piatti della cucina orientale
Bettane & Desseauve
Tenuta valutata (guida 2026) 4*stelle (I produttori di altissima qualità, i fiori all'occhiello del vigneto francese)
Informazioni sulla tenuta:
Fiore all’occhiello di Jurançon, questa tenuta gestita secondo i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica è una figura imprescindibile della denominazione, incarnata dal suo proprietario Jean-Marc Grussaute. I suoi vigneti più pregiati producono un vino eccezionalmente ricco e raffinato, a un prezzo ancora accessibile. L’intera gamma, sia nei vini secchi che in quelli dolci, è di un livello ammirevole. La quinta stella non è davvero più molto lontana.
RVF - La Revue du Vin de France / Guide des Meilleurs Vins de France
Vino valutato (guida 2018) 15,5/20 (Vino buono)
Tenuta valutata (guida 2026) 3 stelle (Rappresentano l'eccellenza dei vigneti francesi. I migliori terroir coltivati dai più grandi viticoltori. Degustare i loro vini è sempre un momento magico)
A proposito del vino:
La cuvée dolce Costat Darreer, unico vino ottenuto da uve acquistate, soprannominata “la cuvée degli amici”, si conferma all’altezza di tale definizione grazie al suo carattere fruttato, accessibile e facile da bere.
Informazioni sulla tenuta:
La morte del padre riporta Jean-Marc Grussaute alle origini del suo Béarn natale, a quel vigneto di Jurançon agli albori, le cui terrazze erano state riportate in vita dalla generazione precedente. All’epoca la tenuta Camin Larredya produceva fragole; l’uva dei suoi pochi filari veniva portata alla cooperativa. Lì fa il suo apprendistato mentre gioca a rugby per dieci anni alla Section Paloise. Abbandona il rugby, passa al biologico, cambia campo, rete, interlocutori e metodo. Non ne utilizza nessuno, affidandosi al suo istinto e a quel piccolo manseng, fondamento della storia e del futuro di Jurançon. Pianta selezioni massali, affina le maturazioni, gli assemblaggi e gli affinamenti. Seguendo questa stessa logica, si appassiona ai grandi terroir che individua sulle mappe: prima Clos Joliette, coltivato per un certo periodo con la banda di A Bisto de Nas; poi la Côte Blanche, la sua rivelazione. Per lei, ha domato il pendio e, in appena sei anni, ha dimostrato l’eccezionale qualità del terroir, sui calcari dano-montiani di Lasseube. Oltre al talento, il viticoltore dell’anno 2023 possiede quella determinazione che gli permette di andare dove altri indietreggiano, facendo così risplendere un’intera regione.
